Lunedì scorso, il 23 settembre, Striscia la notizia per ripartire alla grande è iniziata trasmettendo un video deepfake su Renzi.

Cosa sono i deepfake

In Italia, da anni, ogni innovazione digitale arriva con un po’ di ritardo e con lo stesso ritardo viene compresa, studiata ed entra nella quotidianità delle persone. I video deepfake sono video creati grazie all’inteligenza artificiale e alle machine learning e consistono nella sovrapposizione di un volto, estrapolato da altri video e foto da diverse inquadrature, ed anche della voce, in alcuni casi, su un altro video.

Sono un paio d’anni che Oltreoceano i deepfake creano più di qualche problema: a chi ne è vittima, ai media e all’opinione pubblica in generale. I primi erano di natura pornografica, un personaggio pubblico come un attore o un’attrice si ritrovava in un video porno, mai girato, diffuso sul web e con tutte le conseguenze del caso. Sono stati utilizzati anche per screditare Obama facendogli pronunciare frasi mai dette, esattamente come per Matteo Renzi lunedì sera.

Il deepfake di Renzi

Striscia la notizia solo sul sito e sulla pagina Facebook spiega che questo video non è vero, mentre in televisione lo hanno trasmesso in prima serata senza premettere che fosse un video di natura ironica, come quelli a cui tutti coloro che vedono il programma sono abituati, con magari quelle alterazioni palesi, comiche e a tratti grottesche. Un video che è stato visto da 5.287.000 spettatori totali e una share del 23.49% sul pubblico attivo, secondo i dati Auditel.

Ad oltre 5 milioni di persone non è stato detto che un video iperrealista fosse un falso.

È assolutamente legittimo fare ironia ma per farla non si deve accantonare la deontologia professionale. Il metodo con cui Striscia ha diffuso il video è stato sbagliato: nessun avviso di sorta, neanche una scritta in sovrimpressione, della serie “ehi non è vero!” e lo stesso vale per il video di Salvini e il ghiaccio del mojito di ieri sera.

Su questo non possiamo minimizzare.

Il pericolo nel nostro Paese

Da lunedì sera su Facebook ci sono pagine che hanno usato in maniera distorta e per niente ironica il video, ci sono persone che lo condividono credendo che sia un reale fuori onda in cui Renzi schernisce Zingaretti, Conte, il Presidente della Repubblica ed altri esponenti politici.

In questi anni il proliferare delle fake news, dei canali di diffusione e degli strumenti di creazione hanno messo a dura prova il mondo dell’informazione, hanno  messo a rischio l’incolumità delle persone in alcuni casi e hanno inquinato il dibattito politico perché sono un fenomeno più complesso della propaganda politica che abbiamo conosciuto da sempre.

In un Paese in cui l’utilizzo delle fake news è lo strumento su cui più di qualche partito politico basa la sua comunicazione è palese quali possano essere i rischi per la qualità dell’informazione e la democrazia.

Il problema è proprio qui: il mezzo utilizzato alza ad un livello superiore l’attenzione che dobbiamo avere sulla verifica delle fonti e che potremmo non essere in grado di avere. Il video di Striscia la notizia non è tra i più raffinati tra quelli prodotti con questa tecnica, ma grazie a sistemi di intelligenza artificiale e alle machine learning sono sempre più complicati da individuare e distinguere.

Come affrontiamo i deepfake

Lunedì sera il mondo della comunicazione italiano è cambiato, si è trovato davanti un’innovazione epocale senza essere pronto.

Il fatto che sia avvenuto all’interno di una trasmissione satirica, per la prima volta, non ci deve far abbassare la guardia e far sottovalutare ciò che uno strumento del genere può fare e già sta facendo. Un video leggermente più raffinato sul piano tecnico su un tema “caldo” potrebbe avere un impatto sull’opinione pubblica inedito nel nostro Paese, potrebbe farci finire preda di un ricatto sotto la minaccia della diffusione di un video scandaloso o vittime di una frode.

Abbiamo sicuramente bisogno di legiferare sul tema e stabilire delle regole chiare almeno nell’ambito dei mass media tradizionali, rispetto la creazione, l’uso e la diffusione di questi video. Le redazioni dei giornali e dei telegiornali dovranno rafforzare le proprie competenze e i propri strumenti per la verifica delle fonti. Noi dovremmo aggiungere un punto in più al decalogo della lotta alle fake news.