L’Università e-Campus di Roma ha aperto un corso nella facoltà di Scienze della Comunicazione per diventare influencer

La diffusa indignazione che è stata suscitata da questa proposta è la dimostrazione dell’arretratezza culturale sui “nuovi” media, nuovi si fa per dire perché i social da anni sono entrati nella quotidianità delle nostre vite e da anni non comprendiamo a fondo le loro potenzialità. Non è un caso che tante realtà imprenditoriali non si promuovono sui social.

Io non sono un fan di Chiara Ferragni o Giulia De Lellis ma c’è un tema, un bel pezzo del paese le vede come due cretine che si fanno i selfie con lo smartphone e così sono tutti coloro che vogliono fare l’influencer o lo sono già.

Ognuno di noi almeno una volta, negli ultimi due o tre anni, avrà sentito qualche genitore dire “Ah mio/a figlio/a s’è messo/a in testa di fare l’influencer. Speriamo gli/le passi!”

L’influencer è un lavoro. Un lavoro vero

L’influencer è un “nuova” professione -sempre tra virgolette per il motivo di sopra-, ma è una professione e su questo non si può discutere ed è sempre più richiesta da aziende, marchi commerciali e agenzie pubblicitarie, proprio per la capacità di veicolare messaggi al proprio pubblico che riconosce la persone come un opinion leader credibile e affidabile.

Essere un influencer non vuol dire farsi due selfie con il cellulare e metterli su Instagram, vuol dire conoscere e padroneggiare nozioni e competenze comunicative per veicolare le proprie idee e far sì che diventino egemonia culturale e chi ci riesce non può essere certamente additato come cretino.

Per riuscirci bisogna studiare ed è giusto che venga proposto un corso universitario per influencer diano la possibilità di specializzarsi in questo e tanti altri settori della comunicazione di cui il sistema Paese ha fortemente bisogno, anche se fatica a comprenderlo ed accettarlo. Quindi bene il corso universitario per influencer, per social media manager, per inserzionisti, web designer, app developers, in etica della comunicazione e per youtuber.

C’è un ma

Il corso proposto dall’università, sulla carta, propone esami non così differenti dal tradizionale corso di laurea di scienze della comunicazione, quindi appare più come un’operazione di marketing che una reale e necessaria innovazione del percorso di studi. Magari, poi, nel pratico lezioni e laboratori saranno molto più vicini al nome del corso.

PS: Ancora in molti credono che uno che sappia fare un sito web sappia aggiustare un pc e viceversa. Abbiamo tanto lavoro da fare.